Sabrina Ferilli e la serenità raggiunta grazie a un motto: «Dobbiamo essere felici con ciò che abbiamo»

Conoscete una donna più versatile di Sabrina Ferilli, 58 anni, che nel corso della sua lunga carriera ha spaziato tra cinema, teatro e tv, ottenendo diversi riconoscimenti, tra cui un David speciale, un Globo d’oro, sei Nastri d’argento e sei Ciak d’oro

L’attrice, sex symbol – ricordate lo spogliarello, o meglio: la sfilata, per la vittoria dello scudetto della Roma nel 2001? – è la dimostrazione che si può essere un esempio di sensualità e di intelligenza. Risposta pronta, pungente, informata e sveglia, Sabrina Ferilli probabilmente deve alcune di queste sue caratteristiche alla famiglia in cui è cresciuta. Umile sì, ma attenta e consapevole della realtà e dei suoi cambiamenti. 

Sabrina Ferilli. (GettyImages)

La famiglia di Sabrina Ferilli

Figlia di una casalinga e di un impiegato dell’allora Partito Comunista italiano, «sono cresciuta leggendo quattro o cinque quotidiani», ha spiegato. In famiglia «si commentava tutto ciò che succedeva nel mondo. Mio padre, Giuliano, era un dirigente del Partito comunista. I soldi erano pochi, ma sapevamo che la conoscenza era importante. Erano i problemi della società, del Paese e quindi sicuramente anche nostri. Una famiglia che non fa questo già fa danni».

L’attrice al 72esimo Festival di Sanremo. (Getty Images )

I suoi genitori non l’hanno educata «con Cenerentola», ha continuato. La famiglia «deve preparare alle difficoltà del mondo dove trovi di tutto. Per questo ritengo che l’educazione sia tutto, uno dei tanti fallimenti della politica è non riuscire a controllare questi ragazzi sull’obbligo scolastico».

Una donna di sinistra

Lei stessa si è definita una donna «di sinistra. Sto dove sto perché credo in tante cose e continuerò a farlo con l’animosità e il fervore che mi contraddistinguono». Un’appartenenza che «fa la differenza rispetto ad altri e influisce sulla popolarità, è questione di radici, è la forza dell’educazione e della presenza di un padre come il mio».

Per lei, infatti, «la coerenza è un valore, non mi sono mai rimangiata una cosa che ho detto, non ho mai tradito certe scelte ideali. Possono criticarmi per un’interpretazione, per un calendario, ma starei male se mi sentissi attaccata come cittadina. Se io, persona di sinistra, fossi accusata di aver preso la residenza a Montecarlo, dovrei impiccarmi da sola».

Sabrina Ferilli da ragazza e studentessa

Colta e informata, l’attrice ha raccontato essere stata una studentessa «nella media, ma ho sempre studiato e mi sono diplomata al liceo classico Orazio di Roma. Mi sono presa la mia libertà, ma nei tempi giusti».

Ha raccontato che «mia sorella, mio fratello e io siamo figli di un insegnamento che ci ha messo al centro della nostra stessa vita. I nostri genitori ci hanno dato la possibilità di studiare e di riscattarci ognuno rispetto alle proprie aspirazioni».

Drusilla Foer, Sabrina Ferilli e Carlo Conti ai 67° David Di Donatello, nel 2022. (Photo by Vittorio Zunino Celotto/Getty Images)

E libertà vuol dire anche coraggio nelle proprie scelte, anche se difficili. Come quando, a 19 anni, stava da quattro con un coetaneo che non condivideva la sua volontà di fare l’attrice. Così, lei l’ha lasciato. «Nessuno di noi ha mai pensato che, pur amando una persona, ci si potesse modificare o annientare rispetto al partner. La rinuncia ai propri sogni per amore di qualcuno è pericolosissima».

Il suo rapporto con la bellezza

Ma com’era Sabrina Ferilli da ragazza? A livello estetico, «alle medie ancora mi salvavo», ha dichiarato. «Dopo mi sono incicciottita. Quel fisico si è sbracato e poi dopo anni è ritornato in auge. Fino a 25, 26 anni non mi corteggiava nessuno».

Difficile crederle. Infatti ha poi corretto il tiro: «Diciamo le cose come stanno. Non mi sentivo brutta, mi ci facevano sentire gli altri ragazzini. Io non ho avuto fidanzati per molto tempo, per 8-9 anni».

E le classiche cotte per il ragazzino del liceo? «Quelle non c’erano. C’erano fisici che mettevano un po’ paura. Quella è un’età in cui si amano le ragazzine tutte fibra rossa, piccoline, che pesano pochino, con i capelli stupendi. Io avevo questa montagna di capelli neri, gretti».

Sotto, l’intervista in cui ha parlato di sé da ragazzina

Poi, però, qualche anno dopo è fiorita. «Non mi è capitato di rivedere tutti quelli che mi piacevano e non ricambiavano. Qualcuno sì. Dopo ce li siamo fregati tutti e lì mi sono divertita».

Piace agli uomini, piace anche alle donne

Sabrina Ferilli, abbiamo detto, è considerata un sex symbol. Ma ha raggiunto un “upgrade” molto importante, perché riesce a piacere anche alle donne. Questo «perché non rappresento il tipo femminile capriccioso, vezzoso e competitivo che scatena invidia e gelosia».

Anzi, ha specificato, «forse non rappresento niente, ma se si pensa a me si sentono certi valori di fiducia e di lealtà istintiva. Qualcosa che si avverte a pelle, che la gente percepisce a prescindere del valore dell’attore. Ci sono attori eccellenti che pure non riescono a raccogliere consensi popolari, e ci sono attori non eccezionali che invece vengono accettati, seguiti, amati».

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Nonostante l’epoca multimediale in cui viviamo, «la gente giudica ancora a livello istintivo, si accorge se qualcuno vuole fare il furbo».

La voglia di fare l’attrice

Quando, da giovane, ha comunicato ai genitori di voler fare l’attrice, i suoi «non sono stati né favorevoli né contrari. Mi hanno detto: “È giusto che ci provi”. Mio padre aveva uno stipendio bassissimo, ma è riuscito a farci studiare. Per lui era quella la via del riscatto sociale ed economico».

A 19 anni va a vivere da sola in un piccolo appartamento che divideva con due amiche, pagando 500 mila lire al mese nel centro storico, dove «mi sentivo più protetta».

Per mantenersi lavorava come centralinista, poi ha fatto l’archivista in una ditta di pulizie. Entrambi i suoi fratelli si davano da fare: sua sorella dava ripetizioni di matematica, il fratello lavorava come facchino. «La mia prima busta paga da centralinista è stata di 400 mila lire, una cifra straordinaria per me».

L’attrice nel 1994 a Quito, Ecuador. (Photo by Peter Bischoff/Getty Images)”

Della sua giovinezza ha ricordi bellissimi. «Io e i miei fratelli siamo stati liberi, accontentandoci e dividendoci quel che guadagnavamo. Questo è stato il passaggio più importante della mia vita. I miei genitori potevano sembrare troppo rigidi, invece sono stati straordinari. Vivevamo da soli, se si rompeva il tubo del rubinetto chiamavamo noi l’idraulico, pagavamo, ci indebitavamo. Tutto questo ci ha aiutato a crescere».

Il “piano B” di Sabrina Ferilli

Cresciuta a Fiano Romano, sognava di frequentare il centro sperimentale di cinematografia. «Non mi hanno preso perché ero troppo italica» ha detto. «Allora c’era la concezione che bisognasse avere un’immagine internazionale». Lei, invece, era la classica bellezza italiana: mora, formosa, curve mediterranee.

Sabrina Ferilli ai 67esimi David Di Donatello. (Photo by Daniele Venturelli/WireImage)

La voglia di fare l’attrice è stata da sempre molto forte, ma Sabrina Ferilli ha sempre tenuto i piedi ben piantati per terra. «È uno strano mestiere, difficile avere delle caratteristiche che vanno bene. Nei provini può succedere di tutto, ma non ho mai pensato che senza questo mestiere sarei stata fallita», ha raccontato.

Tanto da essersi tenuta aperta qualche porta per un eventuale “piano B”. «Non ho mai pensato che la vita fosse legata a un lavoro. Avevo altre cartucce. Avrei fatto la logopedista, maestra d’infanzia perché mi piacciono i bambini degli altri».

Gli esordi di Sabrina Ferilli nella recitazione

Dopo aver frequentato la compagnia teatrale del suo paese, Sabrina Ferilli debutta sul piccolo schermo con Portami la luna (1986), un film tv con Massimo Ghini.

Recita poi nel thriller Caramelle da uno sconosciuto, nell’horror La casa dell’Orco di Lamberto Bava e nella commedia Il volpone (1988). Arrivano poi gli anni Novanta e, dopo piccole partecipazioni in pellicole non di grande successo, nel 1993 viene scelta per interpretare la fidanzata di Jerry Calà nel film Diario di un vizio.

Da quel momento, comincia a farsi notare: recita nel film drammatico Il giudice ragazzino, poi ne Anche i commercialisti hanno un’anima e nel film La bella vita, di Paolo Virzì, grazie al quale vince il Nastro d’Argento come miglior attrice protagonista e anche il Ciak d’Oro nella stessa categoria. Sempre con Virzì recita nel bellissimo (e spietato) Tutta la vita davanti (2008).

Nel 1995 è il turno di Vite strozzate di Ricky Tognazzi, poi Ferie d’agostoTu ridi con Antonio Albanese, poi Il signor Quindicipalle, nel 1998. In quell’anno, affianca – insieme alla super modella Valeria Mazza – Pippo Baudo per presentare il Festival di Sanremo. E quella sarà solo la sua prima volta sul palco dell’Ariston, seguita da molte altre (sotto, eccola a Sanremo nel 2022).

Sabrina Ferilli al 72° Festival di Sanremo, nel 2022. (Getty Images )

Sabrina ferilli in tv

Già: il Festival di Sanremo. Perché nemmeno la televisione vuole fare a meno di lei. Recita con grandissimo successo nella fiction Commesse, insieme a Nancy Brilli, la quale raccontò che «a fare Commesse mi convinse proprio Sabrina. Io non ero convintissima. Ed è bello oggi vedere più complicità tra le donne. Quando si fa gruppo succedono cose bellissime». La serie, per dare un’idea, faceva 12-14 milioni di telespettatori a serata, numeri impensabili se riletti con la luce di oggi.

Sotto, una scena di Commesse

Seguono altre importanti fiction, tra le quali ricordiamo Le ali della vita, Anna e i cinque e Svegliati amore mio. E nel 2013, con La grande bellezza, film di Paolo Sorrentino che vince un premio Oscar, conquista anche i più scettici.

«Sorrentino venne da me e mi ha stanato: ero sempre stata una donna di guerra o commedia. Lui mi dice: vedo in te la malinconia», ha raccontato. «E mi dice che io sono Roma laica in un film che è proprio Roma, la mia Roma: sacro e profano, decadenza e rinascita, sentimento e cinismo. Nessuna città è così. Noi nasciamo sui resti, su ossa e tombe che escono. E Roma è così in bilico tra morte e vita».

Le sue “colonne portanti”

Per lei, determinanti nella sua carriera sono stati «Virzì Sorrentino, certo, ma anche i 16 anni al Sistina. E Garinei: mi ha aperto un mondo. Con Baudo per Sanremo si è speso lui». Ci sono poi dei ruoli che segnano una svolta, «quelli per me fondamentali sono stati Rosetta in Rugantino, Mirella ne La Bella vita di Virzì e ovviamente Ramona ne La Grande Bellezza. Anche se un capitolo a parte lo merita Commesse in tv».

Nel 2022 è nel film di Pieraccioni Il sesso degli angeli, oltre ad essere insignita del David Speciale all’edizione 2022 dei David di Donatello.

Sabrina Ferilli davanti alla locandina del film Il sesso degli angeli, 2022 (Getty Images)

Sabrina Ferilli e l’amore

L’amore, per Sabrina Ferilli, è sempre stato importantissimo: nel 2003, dopo otto anni di fidanzamento, sposa l’imprenditore Andrea Perone, conosciuto al teatro Sistina di Roma durante una delle repliche di Un paio d’ali, nel quale lei recitava. Solo due anni dopo, però, lui viene fotografato con un’altra donna e i due prendono strade diverse.

La sua vita sentimentale, anni dopo, era destinata a rinascere insieme al manager Flavio Cattaneo, sposato nel 2011. La coppia non ha avuto figli. E lei ha spiegato perché. «Ho sempre ragionato su quello che desideravo, compiendo scelte anche azzardate, ma sempre rispondenti a ciò che volevo. Non mi sono sentita di fare figli».

Con Flavio Cattaneo ai 67° David Di Donatello, 2022 (Getty Images)

A un certo punto, «ho tentato di adottarne uno, ma non c’è stata fortuna. Alla fine le cose sono andate come dovevano andare e non ne ho fatto una malattia. I paragoni con i percorsi degli altri non mi hanno mai interessata».

E oggi, a quasi 60 anni, è una donna serena e saggia. «Dobbiamo essere felici di quello che abbiamo», ha detto. «Penso che nella vita si scelga dove si vuole andare, io volevo essere autonoma, avere poca gente intorno, ma di grande qualità. Mi sono impegnata, con grinta e determinazione. E quello che non ho avuto è perché non l’ho voluto».

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Sabrina Ferilli e la serenità raggiunta grazie a un motto: «Dobbiamo essere felici con ciò che abbiamo»