Asstel: ricavi giù, cresce traffico e costi energia. ‘Reti in fibra e 5G a rischio’

Aumenta il traffico ma calano i ricavi in Italia, a fronte di investimenti che restano molto alti – in media 7,2 miliardi di euro all’anno – per la realizzazione delle nuove reti a banda ultralarga fisse e mobili. Questa la fotografia scattata da Asstel nel suo rapporto annuale sullo stato dell’arte del mercato italiano, con ricavi che nel 2021 sono diminuiti dello 0,6% a 27,9 miliardi di euro, a fronte di investimenti costanti e un Capex a 1,1 miliardi di euro, il valore più basso di sempre si legge nel report. Lo evidenzia il ‘rapporto sulla filiera delle telecomunicazioni in Italia 2022’, elaborato dagli ‘Osservatori Digital Innovation’ della School of Management del Politecnico di Milano, presentato da Asstel con le organizzazioni sindacali Slc-Cgil, Fistel-Cisl e Uilcom-Uil, al ‘forum annuale delle telecomunicazioni 2022’ di Asstel presso l’Università Luiss.

Dal 2020 al 2021 c’è stato un calo in Italia del 2,7% dei prezzi relativi a terminali e servizi di comunicazione, contro una media europea del +0,6%. Da dicembre 2011 a dicembre 2021 l’Italia mostra un calo del -33%, il maggiore tra i principali Paesi europei. Numeri di fronte ai quali le telco (Tim, Vodafone, Iliad, Wind Tre, Open Fiber) lanciano l’allarme: senza interventi urgenti, la realizzazione delle reti a banda ultralarga in fibra e 5G nei termini fissati al 2026 sono altamente a rischio.

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Previsioni del 2022 non migliorano

E nel 2022 le previsioni sono di un ulteriore peggioramento, a causa della maxirata per le frequenze 5G (4 miliardi complessivamente sborsati dagli operatori) e dell’aumento dell’energia e dell’inflazione.

I volumi del traffico, nel contempo, aumentano del +15% su rete fissa e del +28% su reti mobili.

In questo contesto, cresce la necessità di reskilling del personale, soprattutto di chi si occupa della manutenzione delle reti, e per questo gli operatori hanno messo in conto investimenti per 110 milioni di euro e l’erogazione di 4/5 giornate medie di formazione per persona fra il 2020 e il 2025.

Italia unico paese Ue dove calano i ricavi

Il calo dei ricavi in Italia è comunque importante se confrontato con le dinamiche di mercati vicini, come ad esempio Germania (+1%), Francia (+1%) e Spagna (-0,4%), si legge nel report. “Diminuiscono i ricavi del mercato fisso (-1%), a causa della contrazione dei ricavi da servizi tradizionali voce non compensata adeguatamente dall’incremento dei ricavi da servizi dati, Ict e a valore aggiunto e servizi di interconnessione” ed “il mobile diminuisce (-3%), perdendo 400 milioni di euro. Il calo è legato principalmente allo scenario competitivo che ha portato una riduzione dei prezzi e il riposizionamento dei clienti su offerte bundle a minor livello complessivo di Arpu (o maggiori servizi a parità di prezzo)”.

Le dinamiche di riduzione dei ricavi nel 2021 – viene spiegato – “sono legate in particolar modo al calo dei prezzi”, “un andamento in controtendenza rispetto a quanto riscontrato in altri grandi paesi europei, in particolare in Francia e in Germania che nell’ultimo anno hanno visto entrambe un aumento dei prezzi pari al +2%”. “Continuano a diminuire, come succede da anni, i prezzi dei servizi mobili (-0,9%) per via della maggior competitività del mercato; crescono in minima parte invece i prezzi della banda larga fissa (+0,5%) mentre sono stabili i prezzi per l’accesso e i servizi di base fissi”. Quanto alla domanda, “nel 2021 si registra una crescita significativa per quanto riguarda i volumi di traffico dati da fisso (+15%) e da mobile (+28% rispetto al 2020). Considerando solo gli ultimi due anni, il valore del traffico dati mobili è più che raddoppiato (+117%) mentre quello fisso è cresciuto del 75%”.

Tlc, Sarmi: costi energia colpiscono settore già in difficoltà

“La differenza di crescita del mercato europeo rispetto ad America ed Asia è particolarmente avvertita in Italia. Infatti, i ricavi del settore delle telecomunicazioni hanno registrato le maggiori riduzioni in Europa, pari ad un terzo del loro valore, passando da 41,9 mld di euro del 2010 a 27,9 mld di euro del 2021. L’andamento è da attribuirsi ad una dinamica competitiva forte, che ha portato a un calo dei prezzi del 33,3% dal 2011, e agli interventi sui prezzi regolati”. Lo ha sottolineato il presidente di Asstel Assotelecomunicazioni, Massimo Sarmi nel suo intervento al Forum dell’associazione. “Da ultimo, aspetto non meno importante che incide sulla filiera – ha proseguito Sarmi – è l’aumento del costo dell’energia. Nel settore tra quelli a maggiore consumo. Tuttavia, poiché le telecomunicazioni non rientrano nella categoria dei cosiddetti settori energivori, non possono accedere alle misure specifiche ad essi dedicati. Peraltro, la costante sensibilità ai consumi energetici ha visto gli operatori investire importi significativi in soluzioni di efficienza, pari a 230 mln di euro”.

“Per sostenere e favorire lo sviluppo di un settore strategico come quello delle Telecomunicazioni, serve una politica industriale dedicata, portando avanti alcune misure già avviate in ambito europeo e integrandone ulteriori, quali ad esempio: l’introduzione di misure strutturali di mitigazione del costo dell’energia, l’Iva ridotta per i servizi digitali, l’adeguamento dei limiti elettromagnetici, la semplificazione amministrativa, l’assegnazione della banda alta 6 GHz e prevedere una partecipazione delle Big Tech agli investimenti necessari, laddove si trattasse di dover effettuare investimenti aggiuntivi a fronte di specifici incrementi di traffico”.

Ricavi in Europa ridotti di un terzo in 10 anni

Il rapporto evidenzia che i ricavi in Europa, nell’arco di un decennio, si sono ridotti di circa un terzo, passando dai 41,9 miliardi di euro del 2010 a 27,9 miliardi di euro del 2021 e ciò è dovuto ad una dinamica competitiva che ha portato i prezzi a ridursi del 33,3%.

“Il 5G deve essere qualcosa di più che uno strumento per aumentare la velocità di download”, ha detto Kostantinos Masselos, Vice presidente del BEREC – c’è bisogno di vere applicazioni 5G, per ogni giga consumato dagli utenti per vedere un film o un video, è necessario un giga aggiuntivo usato per la produzione industriale”. Masselos ha sottolineato che c’è un gap di investimenti di 65 miliardi di euro per l’Ict in Europa, mentre il Capex delle Tlc si ferma a 45 miliardi.

Tlc: Bonomi, in 2026 completare rete alta velocità ma eliminare orpelli burocrazia

“Deve essere la nostra priorità assicurare entro il 2026 il completamento degli investimenti per le infrastrutture di rete ad alta velocità, sia fisse sia mobili, per la copertura integrale del territorio. Ma perchè questo accada, i vincoli della burocrazia e gli orpelli amministrativi devono assolutamente essere eliminati. La burocrazia non può esser un freno alla fluidità operativa nei processi di investimento dei nostri operatori”. Così il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, nel corso del suo intervento al convegno Connettiamo il futuro”, organizzato da Asstel alla Luiss.

“La rete e i servizi di telecomunicazione sono uno strumento trasversale e prioritario senza il quale gli altri componenti del Pnrr non hanno semplicemente modo di realizzarsi. Dobbiamo quindi promuovere e sostenere l’attuazione di tutte le misure per la diffusione della banda ultra larga sul territorio, dalla strategia dalla banda ultralarga per la copertura delle aree di mercato al piano Italia di 1 giga e al piano 5G”, prosegue Bonomi. E ancora: si deve concentrare l’attenzione “su tutti i progetti per la copertura dell’aree grigie e nere del Paese, dei complessi scolastici, degli ospedali e isole minori nonchè massimizzare le possibilità offerti dal piano voucher per le imprese”, conclude.

Durigon, ‘Al lavoro su Fondo solidarietà bilaterale, vedrà la luce a giorni’

“Sia Inps che Ministero stanno lavorando per realizzare prima possibile il Fondo di solidarietà bilaterale delle tlc. Vedrà la luce a giorni”. Lo annuncia il sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon nel suo intervento al Forum sulle tlc promosso da Asstel.

“. Lo ha detto il sottosegretario al ministero del Lavoro, Claudio Durigon, a margine del Forum Asstel. Rbr

Tlc, Urso: abbiamo bisogno di rete che sia a controllo pubblico

“Abbiamo bisogno di una rete che sia a controllo pubblico”. Lo ha detto il ministro per le Imprese e il Made in Italy Adolfo Urso, nel suo intervento. Urso ha detto che il governo è “ben consapevole che l’Italia ha una posizione geopolitica e geografica strategica per l’interconnessione globale”.

Tlc: Urso, errori nel passato, ora siamo retroguardia

Nel settore delle Tlc nei primi anni ’90 eravamo “all’avanguardia nel mondo”, poi “siamo diventati la retroguardia dei paesi sviluppati e dell’Europa”, dice il ministro Adolfo Urso. Il ministro ricorda il ‘Progetto Socrate’ e la privatizzazione di Telecom, “un errore”, per sottolineare. “Si pensò che fosse strategica l’energia”, così le aziende del settore “con una partecipazione pubblica, hanno mantenuto una presenza italiana internazionale di tutto rispetto su cui oggi il Paese può far leva. Invece non si comprese quanto fosse importante, e più importante ancora in futuro, il settore delle telecomunicazioni, quindi del digitale, delle interconnessioni”; “I governi di allora hanno fatto lo scelte diverse”. E ribadisce: “Oggi ci troviamo in una condizione di retroguardia di difficoltà”. Anche i ritardi sugli obiettivi del Pnrr, di cui ha parlato oggi il sottosegretario Alessio Butti, hanno radici “negli errori fatti trenta anni fa”.

Solari (Slc Cgil): ‘Contrazione dei ricavi soltanto in Italia’

Aprire un confronto serio tra governo e parti sociali per il settore delle Telecomunicazioni che, nonostante si trovi a fare i conti con la pandemia, l’aggressione dell’Ucraina, l’elevata inflazione e la crescita dei costi energetici, deve comunque prevedere una forte accelerazione sugli obiettivi della digitalizzazione per garantire lo sviluppo e anche per difendere le risorse messe a disposizione dall’Ue. Lo chiedono a gran voce i sindacati di settore in occasione del Forum nazionale delle Telecomunicazioni 2022 di Asstel-Assotelecomunicazioni.

“Le Tlc anziché essere un motore dello sviluppo rischiano in Italia di diventare un fattore ritardante dell’innovazione. E’ urgente intervenire, lo devono fare le parti sociali in un confronto serio, onesto e trasparente col Governo e con l’Autorità di regolazione (Agcom). Senza un deciso cambio di rotta si rischia molto, e gli stessi rinnovi contrattuali che ci aspettano possono diventare un campo di battaglia dal quale nessuno potrà trarre vantaggio”, commenta Fabrizio Solari, Segretario Generale Slc-Cgil.

“Serve una politica industriale per il settore delle Tlc, l’Italia è l’unico paese che registra ricavi in calo e questo è un problema, insieme con l’incertezza che grava sulla principale azienda de settore (Tim ndr)”. Lo ha detto Fabrizio Solari, segretario generale Slc-Cgil, che ha poi fatto un appello anche all’Agcom per spingere gli investimenti e accelerare la digitalizzazione dei cittadini. “E’ possibile che nella determinazione delle tariffe si possa tener conto degli investimenti?”, ha domandato Solari.  

Tlc: Faraoni (Fistel Cisl), ‘Maggiori ricavi per investimenti e occupazione’

 “L’uscita dalla pandemia e successivamente l’aggressione dell’Ucraina, l’elevata inflazione e la crescita dei costi energetici devono comunque prevedere una forte accelerazione sugli obiettivi della digitalizzazione per garantire lo sviluppo e anche per difendere le risorse messe a disposizione dall’Ue”. Ad affermarlo Alessandro Faraoni, Segretario Generale Fistel Cisl al forum Asstel.

L’implementazione della rete Ftth e 5G, connettività in tutte le aree del paese per il definitivo superamento del Digital Divide, sviluppo del Cloud, dei Big data e della Cyber Security e nuovi servizi digitali per le imprese e i cittadini devono avere “l’obiettivo di creare maggiori ricavi e marginalità sufficienti a sostenere gli investimenti e l’occupazione della filiera” sottolinea.

Tlc: Ugliarolo (Uilcom Uil) governo apra confronto serio su settore

“Bisogna ripartire da un serio confronto tra tutti i soggetti compreso il Governo. Un settore strategico come quello delle telecomunicazioni non può rimanere privo di un dialogo costante con le istituzioni per affrontare i tanti temi causati dall’assenza di un dialogo costruttivo”, cominciando dalla rete, dai cambi di appalto, dal non rispetto delle tabelle ministeriali sulle gare così come il tentativo di indebolire “la clausola sociale”, che negli anni, ha garantito i livelli occupazionali. Lo ha detto al forum Asstel, Salvo Ugliarolo, Segretario Generale Uilcom-Uil chiedendo “al nuovo governo di aprire un serio confronto su questi ed altri temi che riguardano il settore, nella volontà di lavorare per accompagnare la trasformazione e l’evoluzione che questa importante realtà del nostro mondo industriale sta vivendo, con una forte attenzione al mondo del lavoro e alle persone che ci lavorano”. 

“Se dovessimo fallire questi obiettivi ci troveremmo con una gravissima crisi delle Telco e dell’insieme della filiera, con ricadute drammatiche in particolare sul mondo dei CRM-BPO e degli appalti di rete. In questo contesto è necessario che il nuovo governo indichi per le TLC un piano industriale di sviluppo che passi dal riassetto definitivo del settore e che preveda la tutela di tutti gli asset Industriali, dei relativi livelli occupazionali e delle professionalità. La parola d’ordine dovrà essere meno precarietà e più dignità”, ha dichiarato.

Di Raimondo (Asstel): ‘Servono politiche industriali’

“Senza politiche industriali non si va avanti”, ha detto Laura Di Raimondo, direttore generale di Asstel, sottolineando il ruolo dell’associazione per lo sviluppo di politiche attive ed educative sul territorio. “Le nostre aziende investono 110 milio n di euro in formazione. Bisogna accelerare perché abbiamo bisogno di talenti in azienda”.

Bisio (Vodafone), urgente abbassare l’Iva, investimenti a rischio

Il punto di vista degli operatori nelle parole di Aldo Bisio, amministratore delegato di Vodafone Italia: “L’abbassamento dell’Iva è così urgente da non dover essere chiesto per il primo gennaio del 2024 ma per il primo gennaio del 2023, perché altrimenti si bloccano gli investimenti”, avverte l’ad. “I sette miliardi di investimenti (all’anno in Italia ndr) di questo settore non ci sono, e l’Europa, e l’Italia con l’Europa, ha quattro anni di ritardo sugli Stati Uniti e 4-5 anni di ritardo sulla Cina e sui coreani. Se blocchiamo gli investimenti il ritardo diventa decennale”, dice.

“Uno studio del World Economic Forum parla di un’economia abilitata dal 5G pari quasi al Gdp della Cina, quindi nei prossimi 15 anni si svilupperà una “nuova Cina” dal punto di vista della dimensione macroeconomica dalla quale l’Europa rischia di rimanere completamente esclusa. Gli obiettivi del digital decade rischiano di saltare e, tra gli obiettivi più importanti, ci sono quelli di assicurare competitività alle imprese”, dice. Serve “accesso di capitale.

Le aziende non sono più in grado di autofinanziarsi”; aggiunge: “L’equity non ripaga il costo del capitale investito quindi, o il settore è in grado di autofinanziarsi, o altrimenti gli investimenti entreranno in stallo”.

Bisio (Vodafone): Serve contributo equo dei grandi hyperscalers per le reti

E c’è il tema di come gli Over The Top “debbano comunque dare un contributo agli investimenti. Al di là del 56% di traffico che generano sulle nostre reti, si è calcolato che questo corrisponda a circa 36-40 miliardi di costi di cui le Telco europee devono farsi carico per sostenere questo traffico. Se solo si intervenisse per metà di quel valore – quindi diciamo una ventina di miliardi – si avrebbe un moltiplicatore di valore economico da qui al 2026 di circa tre volte e mezzo, 75- 80 miliardi di Pil aggiuntivo sulla filiera e circa 900.000 posti di lavoro a livello europeo”. Serve “contributo fair da parte dei grandi hyperscalers sui grandi investimenti che le infrastrutture richiederanno”.

Corti (WindTre), adeguare limiti elettromagnetici per reti 5G

“L’adeguamento dei limiti elettromagnetici ai livelli in uso negli altri Paesi europei è indispensabile per la realizzazione delle reti 5G. Con le regole attuali non è possibile adeguare l’8% degli impianti attuali e nella metà degli altri impianti possiamo realizzare solo installazioni a potenza ridotta”. Lo sottolinea Gianluca Corti, Ceo di WindTre. “Senza un intervento sul tetto alla potenza delle antenne di telecomunicazioni che il nostro Paese si è autoinflitto, pari a un centesimo di quello in vigore in quasi tutto il mondo – continua l’ad – resta una sola alternativa teorica, ovvero l’installazione di circa 19.500 antenne nuove. Un’ipotesi impraticabile, poiché l’aumento delle strutture comporta oltre a forti impatti paesaggistici e ambientali, maggiori oneri per le aziende e consumi elettrici più elevati, basti pensare che una stazione radio base per le telecomunicazioni cellulari consuma quanto venti famiglie”.

Secondo la stima di Windtre, “l’allineamento dei limiti di potenza delle antenne ai livelli europei farebbe risparmiare più di 150mila tonnellate di CO2 all’anno. Un intervento in questa direzione costituirebbe inoltre una misura a costo zero, ma di grande efficacia per sostenere l’industry delle Telco, un comparto che accompagna la struttura produttiva del Paese e da cui dipende una parte della competitività internazionale di tutta la nostra industria”, aggiunge il top manager.

“Il Governo sta già intervenendo con misure coraggiose a favore dello sviluppo economico, come quelle relative ai rigassificatori nei porti e alle trivellazioni, l’auspicio è che tale azione possa proseguire anche nell’ambito delle telecomunicazioni”, conclude Corti.

Tlc: Labriola (Tim): problemi strutturali, servono risposte rapide

“O c’è un virus che ci ha infettati tutti e siamo tutti incapaci di gestire le nostre aziende, o c’è un problema strutturale a cui vanno date risposte, e vanno date risposte rapidamente”. Così l’amministratore delegato di Tim, Pietro Labriola, ribadendo che nel settore delle Tlc tutti gli operatori lamentano delle “difficoltà economiche”.

Sul cloud dove Tim ha vinto insieme ad altri soggetti la gara per il Psn “è ora di passare a una logica di innovation by law: posso anche costruire insieme con Cdp, Sogei e Leonardo il miglior cloud dopo però la pubblica amministrazione ci deve migrare”, ha detto Labriola. “Oggi– ossrva – abbiamo ancora delle difficoltà nel definire quali sono le differenti tipologie di dati per la migrazione, a un certo punto non esiste l’imprenditore che spinto dalla voglia di migrazione migra..”. Quindi con “By law devi dire la pa deve migrare entro una certa data; altrimenti abbiamo fatto un investimento che rischia di non avere il ritorno che ci si aspetta” spiega l’Ad.

Tlc: Levi (Iliad), norme di altra epoca, ripensare approccio

“Lasciar fare alle imprese”, chiede l’ad di Iliad Italia, Benedetto Levi, evidenziando tra l’altro quanto “occorra davvero sburocratizzare e per farlo non basta intervenire sui processi esistenti, vanno ripensati garantendo maggior trasparenza”. Serve poi rilanciare, dice, una cultura istituzionale delle infrastrutture di telecomunicazione per “creare e diffondere una consapevolezza” con un accenno al tema dei limiti elettromagnetici da adeguare, “in piena linea con Iliad che sta attivamente costruendo una nuova rete di telefonia mobile sui territori dove c’è la consapevolezza dell’importanza dell’innovazione e digitalizzazione ma dove c’è anche un gap rispetto alle infrastrutture. Dobbiamo fare uno sforzo congiunto pubblico-privato per diffondere la consapevolezza che senza infrastrutture tlc non ci può essere digitalizzazione”.

In un settore in grande evoluzione, dice ancora Levi, “molte norme del nostro settore sono frutto di un’altra epoca, con dinamiche diverse, non solo di mercato ma principalmente sociali e tecnologiche. Occorre ripensare le norme e l’approccio normativo al settore”.

Rossetti (Open Fiber): Al lavoro su ritardi, auspico incontro con il Governo

“C’erano ritardi importanti accumulati negli anni” ma “stiamo lavorando pancia a terra” affinché vengano recuperati i ritardi. Lo ha affermato Mario Rossetti, ad di Open Fiber. “Auspico di incontrare il Governo prossimamente in tutte le sue componenti per mostrare lo stato di avanzamento” dei lavori. 

Tlc: Zangrillo, ‘leva per superare gap organizzativi e procedurali Pa’

“La debolezza delle telecomunicazioni preoccupa l’intero settore pubblico, che vede nel volano digitale e delle telecomunicazioni la leva necessaria per superare i gap organizzativi e procedurali della Pa tutta, in una ottica di rafforzamento del rapporto tra cittadini/utenti e amministrazioni da un lato, e di valorizzazione e sviluppo delle competenze e delle professionalità del personale pubblico dall’altro”. Ad affermarlo in una nota è il ministro per la Pubblica Amministrazione, Paolo Zangrillo, in un video messaggio al forum delle tlc promosso da Asstel.

“Tale debolezza sconta la mancanza storica di una politica industriale per il settore, che metta in relazione obiettivi e strumenti avendo riguardo alle diverse componenti dell’ambiente digitale – osserva il ministro Zangrillo – Dal promuovere e implementare semplificazioni amministrative al riequilibrare, ad esempio, l’approccio regolamentare verso la sostenibilità e lo sviluppo industriale della filiera, come pure supportare gli investimenti per l’efficienza energetica e la sostenibilità ambientale: passaggi fondamentali per ridurre questo divario rispetto al panorama europeo e internazionale, garantendo a imprese, famiglie e pubbliche amministrazioni il contesto tecnologico e digitale più adeguato per crescere e farlo in maniera sostenibile”.

“Agiremo per favorire il coordinamento da parte dello Stato dell’attività dei diversi organi amministrativi”, affinché “gli interventi di semplificazione trovino piena attuazione”. Così il ministro per la Pubblica Amministrazione, Paolo Zangrillo. “Il precedente governo ha condotto diversi interventi in materia di semplificazione delle procedure autorizzative, che il settore ha valutato positivamente, su cui bisogna lavorare affinché possano dispiegare i propri effetti in tempi utili”, osserva il ministro Zangrillo, secondo cui serve in particolare occorre “agire sulla difformità, spesso peggiorativa, tra quanto previsto dalla normativa nazionale e le prassi degli enti locali; sui tempi di risposta sempre lunghi tra vari enti interessati; sull’assenza di una modulistica standardizzata utilizzata dagli enti locali nei procedimenti finalizzati all’installazione delle reti; sulla conferenza dei servizi utilizzata efficacemente solo in poche regioni e solo da alcune PA; sulla digitalizzazione della Pa limitata in diversi contesti, con conseguente rallentamento del flusso informativo e del trattamento di documenti”.



Asstel: ricavi giù, cresce traffico e costi energia. ‘Reti in fibra e 5G a rischio’