Stop all’ideologia gender in televisione e nelle scuole

[Korazym.org/Blog dell’Editore, 11.09.2022 – Vik van Brantegem] – È un fatto: la lobby LGBTQIA+ (la lobby gender, la più potente al mondo) ha preso di mira i nostri figli e sta facendo di tutto per inculcargli subdolamente la loro agenda ideologica. L’Associazione Pro Vita&Famiglia Onlus riceve continuamente segnalazioni di progetti ispirati all’ideologia gender applicati nelle scuole italiane di ogni ordine e grado. Segnaliamo, che negli anni queste segnalazioni sono state raccolte in un dossier che costituisce il documento più completo nel suo genere (anche se non esaustivo), aggiornato a luglio 2022. Inoltre, presentiamo due petizioni alla RAI per dire no ai “cartoni gay” per bambini sulla RAI e una petizione al Parlamento per dire no all’ideologia gender nelle scuole, a difesa del diritto di priorità educativa dei genitori.

«(…) come tutti sappiamo, la differenza sessuale è presente in tante forme di vita, nella lunga scala dei viventi. Ma solo nell’uomo e nella donna essa porta in sé l’immagine e la somiglianza di Dio: il testo biblico lo ripete per ben tre volte in due versetti (26-27): uomo e donna sono immagine e somiglianza di Dio. Questo ci dice che non solo l’uomo preso a sé è immagine di Dio, non solo la donna presa a sé è immagine di Dio, ma anche l’uomo e la donna, come coppia, sono immagine di Dio. La differenza tra uomo e donna non è per la contrapposizione, o la subordinazione, ma per la comunione e la generazione, sempre ad immagine e somiglianza di Dio. L’esperienza ce lo insegna: per conoscersi bene e crescere armonicamente l’essere umano ha bisogno della reciprocità tra uomo e donna. Quando ciò non avviene, se ne vedono le conseguenze. Siamo fatti per ascoltarci e aiutarci a vicenda. Possiamo dire che senza l’arricchimento reciproco in questa relazione – nel pensiero e nell’azione, negli affetti e nel lavoro, anche nella fede – i due non possono nemmeno capire fino in fondo che cosa significa essere uomo e donna. La cultura moderna e contemporanea ha aperto nuovi spazi, nuove libertà e nuove profondità per l’arricchimento della comprensione di questa differenza. Ma ha introdotto anche molti dubbi e molto scetticismo. Per esempio, io mi domando, se la cosiddetta teoria del gender non sia anche espressione di una frustrazione e di una rassegnazione, che mira a cancellare la differenza sessuale perché non sa più confrontarsi con essa. Sì, rischiamo di fare un passo indietro. La rimozione della differenza, infatti, è il problema, non la soluzione (…)» (Papa Francesco – Udienza generale in Piazza San Pietro, mercoledì 15 aprile 2015 – «La Famiglia – 10. Maschio e Femmina (I)»).

Progetti applicati nelle scuole italiane ispirati all’ideologia gender

Nel dossier Progetti applicati nelle scuole italiane ispirati alla teoria gender, Pro Vita&Famiglia riporta una selezione dei principali progetti e iniziative, applicati nelle scuole italiane o comunque rivolti a studenti o docenti, che si ispirano all’ideologia gender – prodotto dei “gender studies” – o/e alle teorie omosessualiste delle associazioni che sviluppano e promuovano l’agenda LGBTQIA+ (acronimo che sta per Lesbiche, Gay, Bisessuali, Transgender, Queer, Intersessuali, Asessuali e il + indica inoltre tutte quelle identità di genere e orientamenti sessuali non eterosessuali e non binarie che non rientrano nelle lettere dell’acronimo). Le teorie del genere hanno infatti principi e conseguenze comuni e nella pratica spesso si presentano assieme. Il dossier Progetti applicati nelle scuole italiane ispirati alla teoria gender riguarda principalmente gli anni 2014 – 2022 e non pretende di fornire un elenco esaustivo.

Sono stati inclusi solo i progetti e le iniziative che sono stati segnalati all’associazione e la cui applicazione poteva essere precisamente determinata quanto a data, luogo e contenuti. Spesso il progetto esaminato non si riferisce solo a un singolo “caso”, in quanto un progetto è suscettibile di applicazione in più istituti scolastici e in alcune ipotesi si tratta di progetti che hanno coinvolto gran parte del corpo docente, o molteplici scuole, di intere Regioni o Province. I progetti e le iniziative di questo tipo, con il pretesto di educare all’uguaglianza e di combattere le discriminazioni, il bullismo, la violenza di genere o i cattivi stereotipi, spesso promuovono: l’equiparazione di ogni orientamento sessuale e di ogni tipo di “famiglia”; la prevalenza dell’ “identità di genere” sul sesso biologico (e la conseguente normalizzazione della transessualità e del transgenderismo); la decostruzione di ogni comportamento o ruolo tipicamente maschile o femminile, insinuando che si tratterebbe sempre di arbitrarie imposizioni culturali; la sessualizzazione precoce dei bambini e dei giovani.

Il dossier “Progetti applicati nelle scuole italiane ispirati alla teoria gender” in formato PDF: QUI.

Giù le mani da Peppa Pig!

I produttori di Peppa Pig, il cartone animato più amato dai bambini, hanno introdotto una coppia di mamme lesbiche all’interno della nuova serie “Famiglie”. I bambini sono diventati il principale target dell’agenda LGBTQIA+ (acronimo che sta per Lesbiche, Gay, Bisessuali, Transgender, Queer, Intersessuali, Asessuali e il + indica inoltre tutte quelle identità di genere e orientamenti sessuali non eterosessuali e non binarie che non rientrano nelle lettere dell’acronimo) e il loro obiettivo è palese: distruggere nella coscienza dei bambini la sicurezza che la famiglia sia composta da un papà e una mamma, ma soprattutto, che i bambini nascano solo da un uomo e una donna.

CitizenGO [QUI] e Pro Vita&Famiglia Onlus [QUI] hanno lanciato delle petizioni per chiedere alla RAI – che acquista i diritti della serie di Peppa Pig in Italia col canone delle famiglie italiane – di non trasmettere l’episodio che include la coppia di mamme lesbiche. Inoltre, Pro Vita&Famiglia Onlus ha lanciato una petizione al Parlamento in riferimento dell’ideologia gender nelle scuole. Il pericolo ora anche sui diari dei bambini [QUI].

Dopo il magico mondo della Disney, i programmi per bambini su Netflix, la barbie trans, l’edizione Lego arcobaleno, ora la lobby LGBTQIA+ è riuscita a mettere le mani su uno dei programmi più amati dai bambini in età prescolare (0-3 anni!).

Stiamo parlando del coloratissimo mondo di Peppa Pig dove, nella puntata d’esordio dell’episodio “Families” (Famiglie) andata in onda su Channel 5, in Gran Bretagna, i produttori hanno deciso di inserire una coppia di mamme lesbiche.

Non si tratta di un caso, ma dell’ennesima scandalosa ingerenza ideologica promossa dai gruppi LGBTQIA+ che nel 2019 avevano lanciato una campagna di raccolta firme per fare pressione sui produttori del cartone animato più amato dai bambini affinché fossero inseriti genitori dello stesso sesso. Quanto accaduto rappresenta un fatto gravissimo, soprattutto se si considera che i produttori hanno spudoratamente deciso di cedere alle pressioni dei gruppi LGBTQIA+ tradendo la fiducia di milioni di genitori.

Nella puntata in questione, è apparso un nuovo amico di Peppa, Penny Polar Bear, che descrivendo la sua famiglia racconta: “Io vivo con la mia mamma e l’altra mia mamma. Una mamma fa il dottore, l’altra cucina spaghetti. E io adoro gli spaghetti”. Quella che può sembrare un’immagine innocente e spensierata (come la vedrebbe un bambino) nasconde in realtà pericolose insidie.

I bambini sono diventati un target per le lobby LGBTQIA+ e il loro obiettivo è palese: distruggere nell’immaginazione dei bambini la sicurezza che la famiglia sia composta da un papà e una mamma, ma soprattutto, che i bambini nascano solo da un uomo e una donna.

La verità è che due donne non possono avere un bambino. Per averlo, hanno bisogno di comprare il seme di un donatore anonimo, fecondare l’ovulo di una delle due e impiantarlo in uno dei due uteri (non è detto che sia lo stesso utero della donatrice dell’ovulo). Si tratta di una pratica che prevede la commercializzazione di gameti umani considerata illegale in Italia per mezzo della legge 40.

I bambini nascono da una mamma e un papà, questa è la realtà!

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La petizione alla RAI di CitizenGO

Firma subito la petizione che CitizenGO ha lanciato per chiedere alla RAI, che acquista i diritti della serie di Peppa Pig in Italia col canone delle famiglie italiane, di non trasmettere l’episodio che include la coppia di mamme lesbiche [QUI]:

«All’attenzione del consiglio di amministrazione RAI
Siamo venuti a conoscenza del fatto che, nella puntata d’esordio dell’episodio “Families” (famiglie) dell’amatissimo cartone animato per bambini Peppa Pig, sia stata inserita una coppia di mamme lesbiche.
Come milioni di famiglie in tutto il mondo, vorrei esprimere il mio sconcerto di fronte ad una scelta che reputo assolutamente ideologica e inappropriata. Il messaggio che i produttori hanno voluto trasmettere è falso e pericoloso.
Nella puntata in questione, è apparso un nuovo amico di Peppa, Penny Polar Bear, che descrivendo la sua famiglia racconta: “Io vivo con la mia mamma e l’altra mia mamma. Una mamma fa il dottore, l’altra cucina spaghetti. E io adoro gli spaghetti”.
La verità è che due donne non possono avere un bambino. Per averlo, hanno bisogno di comprare il seme di un donatore anonimo, fecondare l’ovulo di una delle due e impiantarlo artificialmente in uno dei due uteri.
Si tratta di una pratica aberrante che prevede la commercializzazione di gameti umani e la soppressione del sacrosanto diritto del nascituro di conoscere le proprie origini biologiche.
Pertanto, dato che è la RAI che acquista i diritti del programma con il mio canone, vi chiedo di non trasmettere in Italia l’episodio in questione».

No ai “cartoni gay” per bambini sulla RAI. E Facebook censura! È gravissimo. La mail di protesta del Portavoce Pro Vita&Famiglia

«Facebook sta censurando Pro Vita & Famiglia perché non vogliamo usare i nostri soldi per confondere i bambini. Hanno appena cancellato dal profilo di Pro Vita & Famiglia la petizione con cui chiediamo alla RAI di non usare il nostro canone per trasmettere “cartoni gay” per bambini.
Non vogliamo che sia trasmesso l’episodio del cartone Peppa Pig in cui si parla di “due mamme lesbiche”. Basta lavaggi del cervello! Nel giro di poche ore Facebook ha cancellato il post per “incitamento all’odio”. Difendere i nostri figli dall’indottrinamento LGBT sarebbe “incitamento all’odio”? Assurdo.
Credo che Facebook abbia agito anche su pressione della Lobby LGBT. Appena abbiamo pubblicato la petizione si sono scatenati: insulti, minacce, offese. Si è scomodata persino Monica Cirinnà. Secondo la Cirinnà la RAI deve trasmettere (coi nostri soldi) cartoni gay per non “discriminare” i bambini che hanno “due mamme” o “due papà”. Siamo all’assurdo: quei bambini sono stati discriminati proprio da chi gli ha RUBATO la mamma e il papà di cui avevano bisogno e diritto.
Non esistono “due mamme” o “due papà”. Due donne possono dotarsi di un figlio solo comprando il seme di uno sconosciuto e praticando la fecondazione artificiale. Una pratica che viola il diritto del bambino di crescere con suo papà. Così come l’utero in affitto tra due uomini viola il diritto del bambino di crescere con sua mamma, oltre a mortificare la dignità della donna “usata”.
Secondo la Cirinnà, la RAI deve inculcare nella mente dei nostri figli queste menzogne… col nostro canone!
FIRMA ORA la petizione per chiedere alla RAI di non trasmettere l’episodio LGBT di Peppa Pig con le “due madri” né alcun altro “cartone gay” per bambini, per non influenzare e confondere i bambini piccoli in modo molto pericoloso su un tema così ideologico. Lasciamo in pace i bambini! [QUI].
ATTENZIONE – Dato che Facebook ci sta censurando, l’unico modo per diffondere questa petizione a chi vorrebbe sostenerla è tramite il passaparola. Quindi dopo aver firmato condividi la petizione ai tuoi amici tramite WhatsApp, Facebook o Telegram: stavolta è vitale! Dobbiamo annullare l’effetto della censura.
Ti ringrazio enormemente per l’aiuto.
In alto i cuori.
Jacopo Coghe
Portavoce Pro Vita&Famiglia Onlus».

La petizione alla RAI di Pro Vita&Famiglia

I produttori del cartone “Peppa Pig” hanno inserito in una puntata una coppia di “due mamme lesbiche”. Il movimento LGBT, che aveva fatto pressione perché ciò accadesse, ha esultato alla notizia. L’obiettivo è chiaro: influenzare le menti dei bambini sul fatto che si possano avere “due madri”, anche se ciò è naturalmente impossibile. Due donne possono dotarsi di un figlio solo comprando il seme di uno sconosciuto e praticando la fecondazione artificiale. Questa pratica si fonda sul commercio di gameti umani e viola il diritto fondamentale di un bambino di avere un papà. In Italia “Peppa Pig” è trasmesso dalla RAI.

Firma subito la petizione alla RAI che Pro Vita&Famiglia ha lanciato:
«La RAI non trasmetta sui propri canali l’episodio di Peppa Pig che include “due mamme lesbiche”: non è giusto ingannare i bambini facendogli credere che si possa nascere da due donne senza un papà!”» [QUI].

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Educazione sessuale alla scuola primaria: 7 genitori su 10 contrari

Alla vigilia dell’inizio di un nuovo anno scolastico, ritorniamo sulla questione legata all’educazione sessuale e all’affettività nelle scuole, soprattutto nelle primarie. Spesso, infatti, come denunciato da Pro Vita& Famiglia Onlus (anche con una petizione), tali iniziative non sono adatte per bambini così piccoli e talvolta vengono addirittura usate come cavallo di troia per introdurre nelle aule tematiche ancor più scabrose: particolari non idonei ai bambini tipo coito, masturbazione, malattie sessuali oppure argomenti pro gender e pro lgbt.

I risultati di un sondaggio (su un totale di 1313 persone tra docenti e genitori) portato avanti da Tecnica della Scuola[QUI] – che rappresenta uno dei portali più letti e più super partes inerenti il mondo della scuola – hanno confermato come, soprattutto per i genitori, la possibilità di parlare di questi argomenti ai bambini venga nettamente rifiutata. Una conferma che ci fa ben sperare sugli atteggiamenti che i dirigenti scolastici dovrebbero avere proprio quando ci si accosta ad argomenti così delicati e scabrosi per i più piccoli. Atteggiamenti che, lo ricordiamo, non dovrebbero prestare il fianco a mode del momento o ideologie, ma tutelare il diritto alla libertà educativa dei genitori e il patto di corresponsabilità con essi.

Secondo il sondaggio, infatti, proprio il 70% si sono dichiarati contrari ad avere corsi di educazione sessuale e alla riproduzione a partire dalla quinta elementare. Anche i docenti, seppur in misura minore, si sono dichiarati contrari, con il 57,6% contro il 40,2% che si è detto invece favorevole. Addirittura anche le risposte degli studenti (immaginiamo si tratti di chi è più grande di 11 anni e ha avuto accesso al sondaggio stesso) ha risposto per ben il 69,2% dichiarandosi contrario.

Il portale di Tecnica della Scuola ha riportato poi ulteriori dettagli su alcune risposte ricevute, che sottolineano ancor di più le perplessità dei genitori italiani. Tali dubbi, infatti, sono emersi soprattutto dalle risposte aperte, con «un gran numero» di mamme e papà che hanno messo una conditio sine qua non, ovvero quella di avere sempre «l’informazione preventiva su docenti e contenuti e consenso scritto dei genitori». Altre risposte cariche di perplessità sono state: «Dipende da cosa si intende. Conoscere il proprio corpo, sì», oppure «Al massimo al quinto anno ma penso sia meglio trattarla alla secondaria di primo grado». O ancora: «Solo in caso di necessità. Sicuramente da concordare con la famiglia» e infine «L’educazione va concordata con i genitori altrimenti è pericoloso, possono inculcare nei bambini il gender».

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L’ideologia gender nelle scuole
Il pericolo ora anche sui diari dei bambini!

«Il momento “giusto” per avere una esperienza sessuale è quando lo decidi tu». «La verginità è un’idea piuttosto limitata». «Nel sesso tutto deve avere come unico obbiettivo il piacere». «Guardare materiale pornografico non è sbagliato». «Non c’è nulla di strano nell’essere attratti da porno transessuale, sentiamoci liberi!». Tutte queste affermazioni, attenzione, non sono tratte da uno o più film porno. Non sono neanche estratti di passaggi di un’intervista rilasciata da qualche regista a luci rosse. Non si tratta neppure dei tweet di una pornostar desiderosa di pontificare su questo e su quello.

Niente di tutto ciò: le frasi poc’anzi citate – incredibile ma vero – sono tratte dalle pagine dell’agenda Smemoranda 2022/2023, acquistata in queste prime settimane di scuola da alunni e studenti, da bambini e adolescenti. Proprio così: infilati tra un giorno e l’altro, come se nulla fosse, questi inni alla ipersessualizzazione sono contenuti nei diari scolastici. Non ha senso specificare quali per un motivo semplice: è una tendenza generale, che sta dilagando.  Il che, inutile nasconderlo, risulta qualcosa di altamente problematico.

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Se infatti fino ad oggi i genitori intenzionati a mettere i loro figli al riparo da visioni ideologiche e senza dubbio parziali di temi eticamente sensibili, dovevano solo – si fa per dire – preoccuparsi dei sedicenti “esperti” che non di rado vengono invitati in assemblee di istituto o a tenere lezioni “contro il bullismo e gli stereotipi di genere”, ora le cose sono cambiate; e non in meglio, evidentemente. Adesso l’ideologia gender e le sue ramificazioni mettono le loro radici direttamente negli zaini dei ragazzi, attraverso appunto le agende e i diari. Un fenomeno del tutto nuovo e che, se da un lato non è impossibile da stanare, dall’altro richiede senza dubbio a padri e madri un supplemento di vigilanza anche su tale versante, fino a ieri considerato sicuro.

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Certo, tutto questo comunque un problema lo solleva: come mai? Per quale motivo chi realizza agende e diari destinati ai ragazzi si industria nell’imbottirle di messaggi ideologici e diseducativi? Porsi un simile quesito pare davvero il minimo. E probabilmente si può pure azzardare una risposta, che è la stessa per la quale da anni i cartoni animati e le favole per ragazzi, come noto, sono diventati anch’essi territorio di semina per veicolare un’antropologia liquida, edonistica e sradicata dai legami affettivi; e cioè il fatto che chi lavora in tali settori si è a sua volta formato in atenei e università dove dominano il pensiero gender e la cosiddetta cultura woke. Significativo, al riguardo, quanto scritto sul sito European Conservative da Roger Watson – accademico già docente all’Università di Hull -, recensendo “How Woke Won” (John Wilkes Publishing 2022), il nuovo libro di Joanna Williams: «I veri campi di addestramento woke oggi sono le università. Qui agli studenti viene insegnato sempre meno a pensare, a vantaggio di ciò che viene insegnato. Le opinioni woke sono promulgate all’interno di corsi e curricula, dai sindacati e dalle società studentesche e rafforzate dal pensiero di gruppo. Le opinioni dissenzienti vengono silenziate con metodi che avrebbero fatto felice il presidente Mao».

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Se i nuovi laureati, che sono quelli che vanno a lavorare in case editrici e in circoli artistici, con l’editoria e con l’intrattenimento, si sono formati in simili contesti di indottrinamento – ed è inevitabile che sia così, purtroppo -, ecco che non stupisce che persino le agende per i bambini, alla pari dei cartoon e delle favole per piccoli, abbiano perso totalmente “la loro innocenza”. Tuttavia, questa spiegazione nulla toglie, anzi, alla necessità da parte dei genitori, come si diceva, di alzare la guardia. Oggi, infatti, chi vuole fare il lavaggio del cervello ai più giovani o comunque condizionarli pesantemente nelle loro visioni, non ha neppure bisogno di fissare un incontro con loro a scuola o a teatro e neppure in televisione. Perché è già nelle loro mani o, appunto, nei loro zaini.

Giuliano Guzzo
Pro Vita&Famiglia

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La petizione al Parlamento di Pro Vita&Famiglia: “Stop all’ideologia gender nelle scuole!”

È il momento di dire BASTA!

Ogni giorno in centinaia di scuole italiane si svolgono lezioni, attività, corsi su “affettività e sessualità” profondamente intrisi di ideologia Gender.
L’ideologia gender confonde i bambini sulla loro identità sessuale. Afferma che il sesso biologico maschile o femminile non determina l’essere uomini o donne, perché le persone, anche i bambini, possono scegliere la propria “identità di genere” sulla base dei propri “sentimenti”. Uomo, donna, transgender, genderfluid, pangender, agender… le “identità di genere” sono infinite.

Gran parte di questi progetti nelle scuole sono spesso promossi o gestiti da attivisti dei collettivi omosessuali e transessuali (LGBT), gruppi politici che mirano a diffondere tra i più giovani la loro ideologia sulla famiglia, sulla sessualità, il matrimonio, i figli, l’utero in affitto.

Ora si aggiunge l’ennesima follia, la cosiddetta “carriera alias”: su pressione del movimento LGBT le scuole permettono ai ragazzi di scegliere il nome maschile o femminile con cui essere chiamati e nominati in tutti i documenti, a prescindere dal loro sesso biologico.
Il diritto dei genitori di educare i propri figli sulla base dei convincimenti familiari viene totalmente scavalcato. Questo sopruso, questo enorme lavaggio del cervello di massa nelle scuole italiane – finanziato con i soldi pubblici di tutti i contribuenti – deve cessare!

Firma subito la petizione di Pro Vita&Famiglia per chiedere al Parlamento Italiano di approvare una legge che vieti l’indottrinamento gender nelle scuole dei figli degli italiani e che difenda il diritto di priorità educativa dei genitori, impedendo la diffusione di corsi e attività sull’ideologia Gender nelle scuole italiane di ogni ordine e grado. Stop all’ideologia gender nelle scuole! [QUI].

Postscriptum

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«C’è in Puglia una bimba nata da tre madri. Quella che ha partorito la bimba, però, è stata subito tolta di mezzo, come da contratto, dato che la coppia di donne ha fatto ricorso all’utero in affitto. La bimba è cresciuta quindi con la madre genetica (che ha dato l’ovocita) e con quella cosiddetta intenzionale, cioè che ha condiviso il “progetto genitoriale”.
Dopo qualche anno la coppia si separa, e la madre genetica chiede che la ex compagna, che il comune di Bari, con il sindaco Decaro, aveva registrato all’anagrafe come madre, sia cancellata. Ieri il Tribunale di Bari ha detto no: anche se la donna non ha alcun legame, né biologico né genetico, con la piccola, deve mantenere il rapporto con lei, per “l’interesse preminente del minore alla bigenitorialità”.
Non entriamo nel merito della sentenza, ma notiamo due cose: la prima, che la cosa più ovvia e naturale del mondo, ovvero la maternità, è ormai spezzettata, smontata e rimontata, tanto che alla parola mamma bisogna aggiungere un aggettivo per specificare di che tipo di madre si tratti (genetica, biologica, intenzionale, sociale). La seconda: che il termine “bigenitorialità”, sempre più adoperato nei tribunali, va corretto, perché profondamente ambiguo.
Torniamo alla parola genitorialità, che implica che le figure di riferimento sono due, un uomo e una donna, semplicemente perché per fare un bambino servono appunto un uomo e una donna. Una mamma e un papà» (Eugenio Roccella).

«Ma siccome mi sembra che l’utero in affitto e la compravendita di bambini in Italia sia ancora un reato, resta da chiedersi perché carabinieri e tribunali, così attenti a rincorrere corridori sulle spiagge, a fare irruzione in festicciole di diciottenni o sanzionare lavoratori senza buchi non abbia provveduto ad arrestate non solo le due, anzi le tre, ma buona parte del comune di Bari, in primis il sindaco. Mi chiedo perché in questo paese c’è gente che può sfidare ed umiliare Costituzione e leggi con atteggiamento arrogante, ed un’altra che dovrebbe stare in perenne atteggiamento di terrore anche se non va in bagno le volte che i folli al governo gli prescrivono per dpcm o dl» (Caterina Orrei).

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«Questa campagna elettorale comincia ad avere elementi surreali. Sembra che tutti si interroghino, dopo il caso di Peppa Pig e delle due mamme, sulle parentele nei cartoni animati. Giornalisti e politici di sinistra chiedono provocatoriamente perché nessuno ha mai protestato sul fatto che Qui Quo e Qua non avessero una mamma ma solo zii, e dove fosse finito il marito di nonna Papera, fino al più inquietante degli interrogativi avanzato da Concita De Gregorio: tra Batman e Robin c’era del tenero?
E tra un’insinuazione su Paperino o su Pippo, si accusa la destra di difendere solo la famiglia tradizionale; ma il problema non è questo. Il problema è che ormai in tante università e scuole italiane, soprattutto nelle grandi città (anche in Puglia), dilaga la cosiddetta carriera alias, cioè la possibilità di cambiare il proprio nome ufficialmente, se lo studente decide di non riconoscersi nel genere “assegnato alla nascita”, cioè nel proprio corpo sessuato.
Il problema sono gli ormoni che bloccano la pubertà e che anche in Italia si possono prescrivere e ottenere gratuitamente, per decidere in seguito la propria identità sessuale. Il problema è soprattutto la faciloneria con cui tutto questo viene fatto, senza rendersi conto delle conseguenze su adolescenti fragili e incerti, senza considerare i danni, che sono già visibili nei paesi dove queste pratiche sono in uso da tempo. Ma per la sinistra i problemi non esistono, si tratta solo di “diritti”» (Eugenia Roccella).

Luciana Littizzetto e la polemica su Peppa Pig: «La normalità è avere bambini con due mamme. Tutte queste polemiche sono una mancanza di libertà: sono queste le cose che piano piano ci tolgono la libertà».
«Il problema dei bambini con “due mamme” è molto semplice: non esistono. Esistono figli adottati dalla partner della loro mamma, come ci sono bimbi la cui madre ha detto loro addio dopo averli tenuti in grembo per onorare il contratto di maternità surrogata; ma le “due mamme” sono un inganno che – per quanto suffragato da sentenze, legislazioni o battute di comici (tre cose che, in tale ambito, sono abbastanza intercambiabili) – non cessa di esser tale. La natura la camuffi, se vuoi la neghi pure, ma non la cambi» (Giuliano Guzzo).

«Che un minore debba necessariamente crescere con un padre ed una madre non trova riscontro nelle moderne discipline psicologiche e pedagogiche. E neanche nella realtà quotidiana. È un preconcetto che è trova casa solo tra gli omofobi» (Simone Rossi).
«Decenni di psicologia dell’età evolutiva buttati al cesso in due secondi. Un preconcetto del genere trova caso solo tra gli eterofobi» (Cit.).

Stop all’ideologia gender in televisione e nelle scuole – Korazym.org